mercoledì 8 dicembre 2010

Per chi i critici d'arte...

Per chi fosse interessato a capire cosa rappresentino i quadri attaccati ai muri in parrocchia:
il tirreno


Riccardo Pecorario parla della mostra di Patrizio Giusti:
"Avevo espresso un po'di tempo fa un breve commento sulla ricerca figurativa di Patrizio Giusti,nella quale mi sembrava un mondo di personaggi ed oggetti,che evidenziavano una garbata ma decisa comunicatività,una voglia di esprimersi,di affermare il proprio diritto di esistere.Cose ed oggetti che trovavano nello spazio intimo del quadro la possibilità di riscattare la propria materialità,affacciandosi alla vitale esperienza del reale.Scopro ora,piacevolmente,come in una carrellata di foto di famiglia,le loro vicende più recenti,raccontate con maggiore consapevolezza stilistica,dove il tratto è diventato più fine,più ricercato,l'espressione figurativa più dettagliata e quegli oggetti e personaggi continuano a raccontare la loro esperienza di vita,con una gestualità sempre dialogante e composta,con un cromatismo che rifiuyta i toni alti,che rimanda ai pensieri della memoria o,piuttosto alla dimensione atemporale.Ma forse a pensarci meglio questi racconti di vita(anche la palla racconta la vita-chi l'ha lanciata?)fanno riferimento ad una ricerca sulla propria esperienza,per dichiarare gli elementi fondativi,valoriali.Allora è chiaro che oggetti e personaggi acquistano una dimensione linguistica universale,archetipica e si offrono possibilità di confronto,strumenti di dialogo che l'artista offre forse prima di tutto con sè stesso,ma facendolo nello spazio-quadro,ne afferma il desisderio di incontro.Lo spazio.L'ambiente della rappresentazione è sicuramente un altro elemento chiave di lettura della pittura di Patrizio Giusti.Lo spazio è quello isotropo cartesiano,proprio della ricerca dell'architettura razionalista,cui l'Autore mostra di ritrovarsi,utilizzando questa volta persone e cose,oggetti e soggetti,come elementi tipologigci della costruzione architettonica.Lo spazio,se guardiamo bene,è solo quello descritto dalle figure e dai rapporti tra loro,in una paziente ricerca delle possibilità compositive,come nei tanti momenti del lavoro professionale dell'architetto.Ma anche per questo verso mi sembra risulti più chiaro il ricorrere ad archetipi figurativi,piuttosto che una figurazione oggettiva.L'interesse è quello di cogliere i risultati formali dello stare vicini,giustapporsi,costruire una situazione dal senso compiuto,non già però per richiedergli una prestazione funzionale,ma,ricollegandomi al primo elemento di osservazione,per riuscire ad interpretarne il phatos,i valori.
Anche la tavolozza ha un preciso indirizzo alla indagine compositiva:i toni sono investigati nel loro accostarsi,nello sfumare e sorgere in una nuova qualità,sempre nelle gemme meno squillanti,nelle terre,negli ocra,salvo il bianco,che appare a segnalare un'opzione assoluta,che non ammette declinazioni.
Mi sembra quindi di cogliere una maturazione nella continuità,in un alveo caratterizzato,in cui le citazioni della pittura moderna,di Picasso e della metafisica sono solo strumenti,lasciando ben evidente un'esperienza personale molto delineata con propri interessi di ricerca e risultati che convincono."
                                           Riccardo Pecorario

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